La Strada Regia delle Calabrie, conosciuta anche come Via Annia o Via Popilia è un itinerario di circa 180 km, iniziato nel 1778 per mano di Ferdinando IV e completato tra fine Settecento e inizi Ottocento. La strada va dalla Campania alla Calabria ed è stata percorsa per secoli da eserciti, funzionari di stato, aristocratici, viaggiatori del Grand Tour e personaggi storici. Le ricerche attestano, infatti, il passaggio di personaggi come Giuseppe Garibaldi, Carlo V d’Asburgo, Giuseppe Bonaparte, Gioacchino Murat, il Cardinale Ruffo e tantissimi altri.

Data la sua importanza come via di comunicazione terrestre dell’Italia meridionale, può essere a buon diritto considerata la Napoli – Reggio Calabria dell’800.

 


Una strada lunga una storia. Il Battistero paleocristiano di Nocera Superiore e il quartiere storico Barbazzano di Pagani rientrano nel cammino lungo la Strada regia delle Calabrie, l’antico tracciato della più antica “via Popilia” di epoca romana che, da Napoli giunge a Reggio Calabria e che rappresenta una testimonianza storica delle infrastrutture e dei rapporti nelle comunità del Meridione d’Italia. Un cammino che punta a valorizzare le radici storiche di un territorio, come l’Agro nocerino sarnese, ricco bellezze storiche e ambientali

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La strada era una delle principali vie di comunicazione che collegava la Campania, dove si trova l’Agro Nocerino Sarnese, con la regione della Calabria. Questo collegamento facilitava lo scambio di merci, risorse e idee tra le diverse regioni dell’Italia meridionale, contribuendo allo sviluppo e alla prosperità dell’area.
E’ proprio questa la via percorsa dall’esercito tedesco in ritirata durante la Seconda Guerra mondiale, inseguito dalle truppe alleate.
E’ la stessa via percorsa prima da Pisacane e poi da Garibaldi durante l’epopea risorgimentale. L’arteria lungo la quale si muovevano le truppe piemontesi per attuare l’aspra repressione del brigantaggio.
Prima ancora la percorse Carlo V d’Asburgo, nel suo viaggio trionfale di rientro dalla celebre crociata in territorio africano. Poi Giuseppe Bonaparte, Gioacchino Murat, il Cardinale Ruffo a capo dell’esercito della Santa Fede e tantissimi altri.
Una strada percorsa per secoli da eserciti, funzionari di stato, staffette postali e dai numerosi aristocratici che nel Settecento si recavano in visita nei luoghi del “Grand Tour”, attraversando
territori sconosciuti e impervi, su cui si tramandavano racconti di fatti misteriosi e cruenti.